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Palos de la Frontera - Plaza de Espana
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Palos de la Frontera:

da qui partirono le tre caravelle di Colombo

 

La spiaggia e la striscia di dune si prolungano fino a Mazagón - a 18 km. da Matalascañas - divenuto importante luogo di villeggiatura. Poco dopo, si giunge a La Rábida e a Palos de la Frontera. Dall'odierno porticciolo di Palos de la Frontera, ormai insabbiato, salparono il 3 agosto 1492 tre caravelle con novanta marinai a bordo, facendo rotta - a loro insaputa - sull'America.

 

Sul piccolo monolito, posto dirimpetto al portale in stile mudéjar della chiesa di San Jorge, risalente al XIV sec., sono stati incisi i nomi dei marinai di Palos che parteciparono a tale avventura. Infatti, sessanta dei navigatori al seguito di Cristoforo Colombo, tra cui i Pinzón, cui spettava il comando delle altre due caravelle, erano originari di questo piccolo centro in calce, posto a circa 27 km da Huelva, ora traboccante di ricordi di tali gesta. Se vi è un luogo intrinsecamente legato alla scoperta del Nuovo Mondo, esso non può non essere che Palos de la Frontera.

 

Nei dintorni di Palos, circondata ora da giardini e bambini, si trova "La Fontanilla", dove l'equipaggio di Colombo fece scorta d'acqua prima di iniziare il lungo viaggio. Nella via principale, si trova la casa, ora rimaneggiata, dei Pinzón, abbellita con il relativo stemma. Nelle vicinanze, sulle rive del fiume Tinto, sorge il monastero de La Rábida, ove alloggiò Cristoforo Colombo. Lì, Fray Antonio Marchena e Fray Juan Pérez non solo ne ascoltarono i progetti balzani ma riuscirono anche a farlo entrare a Corte e far sì che i Re Cattolici depositassero in lui la loro fiducia. La Rábida conserva degli affreschi del pittore Vázquez Díaz raffiguranti - non poteva essere altrimenti - scene della scoperta dell'America. Nell'omonima chiesa, in stile gotico - mudéjar, si venera la Vergine dei Miracoli nonché una delle più antiche sculture lignee dell'Andalusia: un Gesù crocifisso del XIV sec. Al suo interno, si segnalano il soffitto a cassettoni in stile mudéjar, due chiostri rispettivamente del XIV e XVIII sec., nonché la cosiddetta Sala de las Banderas. Accoglie, altresì, le spoglie di Martín Alonso Pinzón.

 

Nei pressi del monastero, si trova un antico imbarcadero, divenuto oggi cimitero di imbarcazioni da dove salparono, per anni, le navi e da dove, si racconta, partì anche Colombo. Vi si erge un monumento al Plus Ultra, eretto per commemorare i piloti che per primi effettuarono il volo Palos - Buenos Aires, collegando così l'Europa all'America del Sud. A seguito del terremoto di Lisbona che cambiò la morfologia della costa nonché della recente costruzione di sbarramenti atti a proteggere il porto della città di Huelva, oggigiorno, Palos si trova nell'entroterra. A soli 7 km, si trova Moguer, cittadina dalle bianche facciate di calce guarnite di grate, culla del poeta Juan Ramón Jiménez. Vi si possono ammirare dimore signorili, conventi e la chiesa di Nuestra Señora de Granada, il cui campanile è noto con il nome di giralda chica.

 

I dodici chilometri che separano la Rábida da Huelva, sono occupati da una zona industriale. All'ingresso, a Punta del Sebo, un grandioso monumento dedicato alla scoperta, sormontato da una corona, è orientato verso l'America.

 

Battezzata col nome di Onuba dai fenici e con quello di Guelbah - donde il nome odierno - dagli arabi che ne fecero il regno di Taifa, malgrado la sua funzione di capoluogo, Huelva conserva tuttora una certa aria di città marinara, rasa al suolo in gran parte dai terremoti del XVIII sec. Vi si conserva una cattedrale del XVIII sec., la chiesa barocca di San Pietro, eretta sui resti di un'antica moschea, quella della Concezione, risalente al XVI sec. e riedificata nel 1755 dopo il terremoto di Lisbona nonché il convento della Merced, odierna cattedrale di cui si evidenzia la facciata. Due gli scorci più suggestivi: il Paseo de las Palmeras, nei pressi del porto e il bianco Santuario della Virgen de la Cinta, patrona della città, dal cui colle si gode di uno splendido panorama su quest'ultima nonché sulla laguna e sulla foce del fiume Odiel. Indimenticabili i tramonti. Della visita di Cristoforo Colombo al santuario, sono testimonianza gli azulejos che lo abbelliscono.


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